Bisogno \ Opportunità

Bisogno_Opportunita

Cos’è un’opportunità?

Quando sussistono le condizioni affinché un lavoro venga innalzato o declassato ad opportunità?

Giungo alla conclusione: abbiamo fatto un casino.

Abbiamo scambiato lo sfruttamento per lavoro, poi, non contenti, abbiamo scambiato il lavoro per opportunità.

Grandi realtà offrono visibilità e opportunità. Piccole e medie realtà invece non si devono permettere di sfruttarci perché anzi hanno l’opportunità di lavorare con noi.

Chiunque abbia coadiuvato questo meccanismo (chiaramente concepito da una mente demonica) ha fatto una cazzata.

Tra l’altro le dimensioni grandi, media e piccola cambiano a seconda della percezione e del proprio background, quindi il discorso viene preso e riportato pari pari ad ogni livello immaginabile.

È così che mi ritrovo a pensare che sia sbagliato rincorrere le opportunità, quelle che portano da qualche parte vanno costruite, non rincorse e se sei artefice della tua opportunità sei in una sola parola: ambizioso.

Non ha nulla a che vedere con il successo o il fallimento.

Ti sei creato un’occasione in cui poter mettere del tuo (che sia a livello organizzativo, operativo, spesso tutti e due, poco importa) per crescere un po’.

 

Veniamo al punto della riflessione. Mesi fa ho detto no ad una di quelle che mi venivano prospettate come opportunità, di lì in poi: apriti cielo. Con un solo no (per altro ragionato) a quanto pare ho dimostrato che: non saprei riconoscere le occasioni vere, che avrei avuto un sacco di visibilità, che come quell’occasione lì mai più nella vita. Ora siamo passati alla fase successiva: il confronto con chi a quell’opportunità lì ha detto si (tanto uno prima o poi lo trovi) e inizia la sequela di: ha ottenuto molto, guarda che ha fatto qui, guarda che ha fatto lì, che ti sei persa per capriccio; questo non è confronto costruttivo, questo è paragone. Non mi interessa.

 

Ho avuto modo di argomentare il no, ma non devo essermi spiegata a sufficienza nell’occasione specifica, lo faccio quindi prendendo il discorso più alla larga, mi piacciono i massimi sistemi.

Io non lo so cosa mi riservi il futuro, non so che succederà fra un anno, due o dieci.

Conosco la direzione e compio azioni che aumentino la probabilità che accada quel che vorrei.

Starò andando nella direzione giusta? Probabilmente si rispetto ai miei obiettivi di crescita personale.

Fallirò? Forse si, forse no.

Riuscirò? Forse si, forse no.

Sono ambiziosa? Si.

Ho tutti gli strumenti per poter arrivare dove voglio? Spero proprio di no, mi auguro che gli strumenti crescano di giorno in giorno e lavoro per questo.

 

Perché pronuncio dei no:

Perché non so fino a quando potrò permettermi di mantenere questa dignità lavorativa. Sono consapevole della situazione becera in cui la maggior parte dei network versano e costruire una rete di relazioni valevoli è complesso. Quindi lavoro e desidero costruire un network di valore ma non ho sfere di cristallo che mi indichino se tutto andrà per il verso giusto o meno.

Fin quando avrò la forza emotiva, economica e fisica per dire no in contesti in cui mi viene offerto zero in cambio di troppo, una delle risposte plausibili sarà: no.

Voglio essere libera di scegliere quali compromessi sono accettabili e quali meno. Quali sono dignitosi e quali no.

Nel frattempo cerco di costruire una rete che abbia come collante la stima e il rispetto.

Una rete per quanto possibile e nel piccolo: ambiziosa.

Una rete in cui rispettare persone, non ruoli.

Una rete in cui la gerarchia sia funzionale al raggiungimento di un obiettivo non imposizione di rispetto. Perché il rispetto imposto per me non ha senso.

 

Sogno di diventare una persona che non offra opportunità sfruttando il bisogno, ma che si riappropri del concetto di opportunità come occasione di sviluppo, crescita e di conseguenza anche il giusto compenso e profitto.

 

 

Right Brain Diet \ 3

Right_Brain_Diet_3

3

Periodo intenso, ho dimenticato di aggiungere tante cose tra i preferiti!

Sarà un segno del destino, dovevo leggerle e ricordarle così.

In compenso ho avviato con left altri progetti il che vuol dire che abbiamo altre scuse per pensare un sacco.

Parte di quello che ho salvato:

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Elenco di link che hanno alimentato i giorni passati di Right.

F8

F8

Ho iniziato i primi due anni di liceo con il programma sperimentale che univa il classico e lo scientifico in un liceo di periferia della capitale. Non sono stati due anni che ricordo male, alla fine mi hanno anche temprata. L’ambiente era terribile e la scuola sembrava un carcere, 2000 e passa studenti nello stesso edificio, la sezione O, solo femminile, per caso e non per volontà.

Al secondo anno ad iniziare al mondo della letteratura e del latino un’insegnante apparentemente normale, molto simpatica a dire il vero, formale e tranquilla, sapeva farsi ascoltare, sapeva comunicare.

Come da programma iniziò a farci leggere “I promessi sposi” e come regola vuole arrivò il mio turno alle interrogazioni. Per la prima volta in vita mia mi rifiutai (ero una sorta di studentessa spaventata, facevo sempre i compiti e mai qualcosa che mi sfuggisse, ci tenevo!).

Mi rifiutai.

Andò a grandi linee così: dissi che non ero in grado di parlare del senso di quello che avevo letto, che avrei potuto fare l’analisi del testo, non di più perché quel brano lì partiva da quello che poi avrei chiamato scientificamente assioma: partiva dalla fede e io quella fede lì non ce l’avevo quindi non potevo proprio parlarne.

Questo è il primo ricordo che ho di me come essere pensante che esprime un’opinione in maniera sicura, ponderata e decisa.

In quel momento lì, in quel preciso momento lì credo di aver espresso a gran voce quello che per me è la tolleranza, prendere atto di un pensiero, non essere d’accordo pur rispettandolo.

Ho ricominciato a pensare al valore che per gli esseri umani ha la fede da qualche anno, quella cristiana è lontana da me, ma ho imparato a capire le infinite forme che può assumere la spiritualità per le persone.

Non sono attratta dalle religioni, ma dai riti, è la ciclicità e la ripetitività che rendono ai miei occhi una serie di cose attraenti.

Ad ogni modo presi un’8 perché l’analisi del testo la sapevo fare.

Ora penso che avrei voluto conoscere quell’insegnante all’età che ho adesso, probabilmente parleremmo molto e le discussioni sarebbero interessanti.

Anyway:

Ne ho parlato con left domenica scorsa, di mattina, siamo usciti per prendere della pizza e del pane; abbiamo parcheggiato di fronte al posto in cui abbiamo festeggiato il nostro matrimonio, rigorosamente civile per mancanza di fede religiosa di entrambi, compensata – nel nostro caso – da un’immensa fiducia per la scienza e l’evoluzione e dalla tolleranza verso il credo altrui.

Quello che fa incazzare entrambi è la mancanza di sana curiosità del mondo e la mancanza di rispetto del prossimo.

Quello si, fa incazzare a destra e a manca.

Right Brain Diet \ 2

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Elenco di link che hanno alimentato i giorni passati di Right.

Che palme!

Possiamo star a discutere quanto si vuole sulle palme collocate in Piazza Duomo a Milano, ma a quelli che hanno “civilmente” dato fuoco a queste palme, o che semplicemente protestano al grido di “no all’africanizzazione della piazza”, consiglio l’ascolto di “Figli di Annibale” degli Almamegretta.

Che poi le palme – a me – fanno anche discretamente schifo.

Ubi tu Gaius, ego Gaia

Mi chiamo anche Gaia.

Mia madre e mio padre quel giorno hanno deciso che fosse meglio registrare all’anagrafe anche un augurio ed è così che Right ha per intero nome:

“Colei che è in buona salute, ed è felice”.

Cerco di ricordarmelo, quando qualcosa va storto, ripeto il mio nome e lo ripeto ancora:

[Sto bene e sono anche felice.]

Il mio nome sa di Terra.

Il mio nome è adespota.

[Non sono una santa.]

Progenitrice degli dei dell’Olimpo – [Questa è altisonante] – Per fare la romantica mi piace pensare che Gaia abbia in sé il meglio di ogni divinità che ha generato, mi piace pensare che abbia in sé il meglio di Zeus, di Era, di Poseidone, di Demetra, di Estia, di Era e ancora di Ares e di Efesto e di Apollo e di Artemide, di Dioniso e di Afrodite.

Forse è per via del nome che uno dei libri a cui sono più affezionata è quello di Robert Graves “I miti greci”, è un mattoncino dal peso notevole in cui tutto è come te lo ricordi dal liceo e tutto viene ribaltato da qualche versione che non conoscevi. Di ogni mito vengono elencate tutte le versioni, sono fantastiche e prive di pregiudizi. Tutto è possibile, niente è inquinato da una visione religiosa univoca, il mito è legato a un luogo e ad un periodo.

Gaia è un bel nome.

Right Brain Diet \ 1

1

Rimane il fatto che Michele è morto, Michele si è ammazzato. Serve silenzio.

Non serve farla semplice, non serve sempre farla così semplice.

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Elenco di link che hanno alimentato i giorni passati di Right.

 

Frustrazione

Dialogo immaginario ma verosimile tra Left ed un Cliente.

  • C: “Ciao, abbiamo sanato le vulnerabilità ed ora l’applicazione è pronta al collaudo, potete iniziare con i test.”
  • L: “Eh, ma l’applicazione non funziona.”
  • C: “Ah.”
  • L: “Vabbè, vedo cosa possiamo fare con l’applicazione in questo stato”
  • C: “Ok, perfetto.”

  • L: “Abbiamo terminato con le verifiche, ma di vulnerabilità non ne avete sanata manco una.”
  • C: “Ah.”

Gente che viene pagata. Probabilmente più di me.